«Dove lei guarda vede»
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Luigi Giussani |
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«Alcune settimane fa, due giovani sono venuti alla nostra casa dandomi molto denaro per nutrire la gente. A Calcutta prepariamo i pasti per 9.000 persone al giorno. Volevano che il denaro fosse speso per nutrire questa gente. Chiesi loro: "Dove avete trovato così tanto denaro?" ed essi risposero: "Ci siamo sposati due giorni fa. Prima del matrimonio abbiamo deciso che non avremmo avuto abiti da matrimonio, e neppure feste. Diamo a voi il nostro denaro". Per un indù di alto ceto sociale questo è uno scandalo. Molti furono sbalorditi nel vedere che una famiglia così elevata non avesse abiti e festeggiamenti per il matrimonio. Poi chiesi loro: "Perché avete fatto questo?". Ed ecco la strana risposta che mi diedero: "Ci amiamo a tal punto che volevamo donare qualcosa ad un altro per cominciare la nostra vita insieme con un sacrificio". Mi ha colpito moltissimo vedere come queste persone fossero affamate di Dio. Un modo per concretizzare l’amore l'uno per l’altra era di fare questo grandissimo sacrificio. Sono sicura che voi non capite che cosa significhi questo. Ma nel nostro paese, in India, sappiamo che cosa significhi non avere abiti e feste per il matrimonio. Tuttavia questi due giovani hanno avuto il coraggio di comportarsi così. Questo è davvero amore in azione. E dove inizia questo amore? Nella propria casa. E come comincia? Pregando insieme. Una famiglia che prega unita resta unita. E se si resta insieme ci si ama l’un l’altro come Dio ci ama. Una sera un uomo venne a casa nostra per dirci di una famiglia indù con otto figli. Non avevano mangiato da alcuni giorni. Chiedeva di fare qualche cosa. Così io presi un po' di riso e andai. Vidi gli occhi dei bambini brillare di fame. La madre prese il riso dalle mie mani, lo divise in due parti ed uscì. Quando ritornò le chiesi dove fosse stata e cosa avesse fatto del riso. E lei disse: "Anche loro sono affamati". Sapeva che i vicini della porta accanto, i musulmani, avevano fame. Non fui sorpresa dal fatto che lei aveva dato, ma dal fatto che lei era a conoscenza di ciò. In genere nella nostra sofferenza e nel momento del bisogno noi non pensiamo agli altri. Ed ecco questa donna meravigliosa, debole per non aver mangiato da alcuni giorni, aveva avuto il coraggio di amare e dare agli altri, il coraggio di dividere. Molto spesso mi chiedono quando cesserà la fame e la povertà nel mondo. Ed io rispondo: "Quando tu ed io cominceremo a dividere". Più abbiamo meno diamo. Meno abbiamo, più possiamo dare. Una volta a Calcutta non avevamo zucchero per i nostri bambini. Io non so come, un bambino di 4 anni aveva sentito che Madre Teresa non aveva più zucchero. Andò a casa e disse ai suoi genitori che non avrebbe mangiato zucchero per tre giorni e lo avrebbe dato a Madre Teresa. I suoi genitori lo portarono alla nostra casa: teneva fra le sue manine una piccola bottiglia di zucchero, quello che non aveva mangiato. Quel piccolo mi insegnò ad amare. Non conta quanto noi diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare. Voi conoscete i poveri della vostra zona. Sapete che ce ne sono proprio qui in Roma, a New York, a Londra e in altri luoghi. Le nostre sorelle nutrono gli affamati di queste grandi città. Ci sono persone che dormono per le strade. Voi forse siete sorpresi di vedere persone proprio come voi e me dormire su pezzi di carta, tremanti per il freddo. Questo sì che fa soffrire! Dovete avere questo amore tenero, questa riconoscenza della presenza del povero, nella nostra zona. In India è così bello vedere indù e musulmani mostrare interesse per i poveri. Anche qui e in molti altri luoghi, la gente diviene più cosciente del bisogno di dividere la gioia di amare. Ma dove comincia questo amore? A casa. Non possiamo dare ciò che non abbiamo. E perché questo amore possa cominciare io prego. La preghiera dà un cuore trasparente. E un cuore trasparente può vedere Dio. E potete vedere Dio solo se voi volete fare qualcosa per qualcuno. Dovete sapere chi è quel qualcuno e chi lo ha creato. Essi non hanno bisogno di molto, abbisognano di questa tenerezza e di amore. Un giorno raccolsi un uomo da una fogna aperta a Calcutta. Avevo visto muoversi qualcosa nell’acqua: rimossa la sporcizia mi accorsi che era un uomo. Così lo portai nella nostra casa per i morenti. Abbiamo un posto per tali persone. In tutti questi anni abbiamo raccolto dalle strade di Calcutta 45.000 persone come lui. Di queste, 19.000 sono morte attorniate da amore. Così portai quell'uomo nella nostra casa. Non bestemmiò, non gridò. Il suo corpo era completamente coperto di vermi. Disse soltanto: "Ho vissuto tutta la vita nelle strade come un animale. E ora sto per morire come un angelo amato e curato". Dopo tre o quattro ore, morì con il sorriso sul volto. Questa è la grandezza della nostra gente. Di recente moltissimi giovani vengono a Calcutta per lavorare sia nella casa per i morenti, sia fra i lebbrosi o nella casa per i bambini. Un giorno venne pure una ragazza dell’università di Parigi. Sulla sua faccia la preoccupazione. Ma dopo alcune settimane di lavoro nella casa per i morenti, venne da me e mi disse: "Ho trovato Gesù", "Dove?" le chiesi. E lei mi disse: "L'ho trovato nella casa per i morenti". "E che cosa hai fatto?". "Mi sono confessata per la prima volta in 15 anni... e ho mandato un telegramma ai miei genitori poiché ho trovato Gesù". Nei vostri paesi, in Europa e in America, non so se la gente muoia di fame... ma io trovo una povertà ancora più difficile da rimuovere: la solitudine di coloro che sono confinati, la sensazione di essere indesiderati, abbandonati, non amati... Insisto a vedere, a toccare, ad amare; se non siamo amati, non possiamo amare. Anche oggi abbiamo così tante sofferenze, così numerosi problemi. Quello che ho visto è incredibile. La nostra gente soffre ancora così tanto. È nostro dovere aiutarli e dividere con loro la gioia di amare, poiché amando loro amiamo Cristo. E quando verrà il giorno che ritorneremo a casa da Dio, Cristo ci dirà: "Io ero affamato, mi deste da mangiare? ero nudo, mi vestiste? senza casa, mi deste rifugio?...". La fame non è solo di pane, la fame è di amore. Un giorno stavo percorrendo le strade di Londra e vidi un uomo completamente ubriaco. Aveva un aspetto così triste e miserabile. Andai verso di lui e presi la sua mano, la strinsi e chiesi "Come state?" - la mia mano è sempre calda - egli disse: "Oh, dopo così lungo tempo sento il calore di una mano umana". E la sua faccia s'illuminò. La sua faccia era differente. Voglio solo dire che le cose piccole fatte con grande amore portano la gioia e la pace. In Australia lavoravamo con gli aborigeni. Le nostre sorelle vanno a visitare le famiglie di queste persone che non hanno nessuno che le aiuti. Lavano gli abiti, li puliscono e così via... Un giorno andai presso la casa di un uomo e gli chiesi se potevo lavare la sua abitazione. E egli rispose: "Io sto bene". E io: "Starà ancora meglio se mi lasciate pulire". E vidi nella stanza una bella grande lampada coperta di polvere. Così dissi: "Non accendete questa lampada?". "Per chi? - egli domandò - per anni e anni nessuno è venuto a visitarmi". Così dissi: "Accenderete la lampada se le sorelle verranno?". Egli disse di sì. Le sorelle cominciarono ad andare. Mi dimenticai completamente di quell'uomo e della lampada. Tre anni dopo egli mandò le sorelle con un messaggio: "Dite alla mia amica che la lampada che ha acceso nella mia vita brucia ancora". Vedete questa è la grandezza della nostra gente. Se noi giungiamo a conoscerli, li amiamo, e se li amiamo realmente, amiamo Cristo. Sicuro, Gesù è là. Lo ha detto Lui: deve essere così. E per questo motivo Gesù si è reso pane di vita per soddisfare la sua fame del nostro amore umano. Così aiutiamoci l'un l’altro a portare questo amore, il tenero amore di Cristo nel mondo. Il mondo attende questo da noi. E insegnatelo ai vostri giovani. Essi desiderano fare qualche cosa. Aiutateli. E vedrete che saremo capaci di mutare questa orrenda fase che il mondo sta attraversando». |
| Tratto da Avvenire 6 settembre 1997 |